TITTI AIUTI
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TITTI AMANTI
LIBRETTO GIOCOSO
IN TRE ATTI
DI F. M. PIAVE.
MUSICA DEL SI6. CARLO ROMANI.
Da rappresentarsi nelV I. e R. Teatro
I1T VIA DELLA FSUGOLA
ai Gamevaie 484.J.
ùfc//a ut cpta/e£4&ne c/e kS. S&. lA e
LEOPOLDO IL
ec. ec. ec.
Tipografìa di G. Galletti
in Fio delle Terme
La Musica e Poesia del presente Dramma Buffo , esen*
do di esclusiva proprietà del Sig. Alessandro Lanari viene
da Lui posta sotto la salvaguardia delle vegliami Leggi
risguardanti le proprietà Scientifiche e Letterarie.
<DR<BRX@9$&
Maestro e Direttore dell'Opere Sig. PIETRO ROMANI
Sostituto Sig. CARLO ROMANI
Capo e Direttore di Orchestra Sin. Alamanno Biagi
all'Attuai Servizio di S. A. J. e R.
Primo Violino, e Supplemento Sic Gaetano Bruscagli
Primo Violino di Concerto Sic. Ranieri Mangani
Primo Violino de Balli Sig. Carlo Ferranti
Sig. Luigi Pecori
Sig. Guglielmo Pasquini
al Servizio di S» A. 1.
Sig. Carlo Campostrini
al Servizio di S. A* L
S/g. Carlo Recattini
Violoncello de' Balli e Suppl* Sig. Egist<> Pontecchi
( Sig. Tommaso Tinti
Primo Violino dei Secondi
Primo Violoncello
Primo Contrabbasso
i. Contrabb, dei Balli e Suppl
B.
Prime Viole
Primo Oboe
( Sig. Francesco Miniati
Sig. Egisto Mosell
al Servizio di «S1.. A* /. e R»
Sic, Giovanni Bimboni
al Servizio di S* A. /. e B.
Sig. Giovacchino Gordini
Sig. Carlo Alessandri
( Sig. Francesco Paoli
al Servizio di S. A. I. e B.
Sic. Leopoldo Braschi
( Sig. Pietro Luchini
( Sig. Carlo Chapuy
Sig. Giovacchino Bimboni
al Servizio di S. A. I. e R
Sig. Stanislao Bellucci
Sig. Demetrio Chiavaccini
Sig. Ferdinando Barbadoro
Sig. Pietro Mattiozzi
Sig Antonio Pratesi
al Servizio di S. A. I. e R
Suggeritore Sig. Lorenzo Carraresi
*• Copista della Musica Sig. Francesco Miniati
Scenografo Sig. Giovanni Gianni
Figurista e Costumista Sig. Odoardo Ciabatti
Macchinista e Illuminatore Sig. Cosimo Canovetti
11 Vestiario e gli Attrezzi sono di proprietà dell'Impresa
e diretti, il primo dal Sig. Vincenzio Bat^tini, li 2. di dal Sig. Stocchi.
Calzolajo Sig. Francesco Sacchi
Caffettiere del Teatro Sic. Andrea Laudimi.
Primo Clarinetto Concertista
Altro Primo e Supplim.
Primo Flauto ed Ottavino
Primo Corno di i ma. Coppia
1«° Corno di Vida. Coppia
Primi Fagotti
Primo Trombone di Concerto
ed in sua assenza il
Primo Trombone
Ofccleide
Prima Tromba
Timpanista
PERSONAGGI
D. IPOFILO, Barone degli Alberi
Sig. Carlo Cambiaggh.
D. BIAGIO DE' PROFILI , Dottore suo amieo
Sig. Gaspare Pozzesi.
EUGENIO , Nepote d* Ipofilo amante di
Sig. Giuseppe Lucchesi.
ELISA , Marchesa del Vertte vedova
Sig. Carmela Marziali»
CARLO , amico di D. Ipofilo
Sig-, Giuseppe Romanelli.
DEMETRIO , giovane sciocco , innamorato dèlia stessa
Sig. Ettore Profili.
ROSA , Cameriera della Marchesa
Sig. Angiolina Carocci.
MARCUCCIO, Servo d' Ipofilo.
n. m
Coni e Comparse
Di Servitori d'ambo i sessi, Gentiluomini e Dame.
Scena
Una Città d' Italia*
Epoca
La metà del l&mo Secolo*
Atta© MiD
Gabinetto in msa del Barone. Una porta a destra dello
spettatore mette alla Camera da letto, quella del centro
ad una sala , e quella a sinistra in altro gabinetto. Ci
sono ricche mobilie, specchi e quanto occorre ad un uomo
per fare toilette.
SCENA PRIMA.
Marcuccio e servi che portano varie vesti , parrucche ,
orologi , gioie , ce. ec.
Marc, (dal centro aprendo adagio la porta , e cercando che
non si faccia scompiglio.)
Zjitti , zitti , men romore ,
Ogni cosa date qua.
Coro I. Noi veniamo dai sartore.
Marc. Men roraor per carila.
Coro II. Queste manda il giojelliero
Coro III. Questo vien dal parrucchiere ( depongono
Tutti Fra non mollo i loro conti la roba)
Saran pronti — a presentar*
Marc. Se il padrone ris\cgliate.
Voi mi fate — ben sgridar.
Coro ( stringendosi intorno a Marcuccio )
Come si spiegano
Cotante spese !
Già maravigliasi
Tutto il paese ! . . ,
Cangiato in prodigo
Sembra l'avaro !.. .
Perchè profondesi
Tanto danaro ,
Marcuccio spiegaci
La verità.
Marc. Non saprei dirvela
In verità.
Tutti Taluni pensano
6
Che sia impazzalo ,
Altri lo credono
Innamoralo . . .
Già sono simili
Pazzia ed amore ,
Ma più ridicole
In vecchio core . . .
Con Sossio!' anni ,
Pien di malanni ,
Povero dia vedo ,
Pensa all' amor.
Poco in ciò valgono
Nobillà ed or.
( si sente una gran suonata di campanello dalla stanza
da letto. )
Marc. Ei suona ! . . . andatene ... {al coro )
Servo, Signor. (entra nella stanza.)
SCENA IL
Barone in veste da camera e Marcuccio.
Bar. Chi V insegna , mascalzone
A far qui tanto schiamazzo?
Se sei sciocco , se sei pazzo
Il rimedio troverò
Marc. Ma Signore . . .
Bar. Col bastone
A servir t'insegnerò.
Marc. Trattenerli non poteva...
Bar. Zitto , taci , via di qua.
Marc. ( Tal burrasca prevedeva ,
Ma fra poco cesserà ) ( via dal mezzo )
SCENA III.
Il Barone solo.
Riflettiamo , don Ipofilo ,
Riflettiamo come stai . . .
E del tempo che bisbetico
Quasi pazzo te ne vai . . .
Da te par che V appetito
Siasi affatto dipartito . . .
Per te il sonno è una parola ,
Non riposi un'ora sola . . .
Ergo, dico, innamorato
Sei tu certo, o disgraziato.
Se lo sono?... Ah sì signore...
Veggo sempre nolte e giorno
Due grand'occhi a me dintorno.
Sento sempre nel mio core
Una smania, un turbamento...
E un gran male alla mia età !
Ma il rimedio ci sarà. {siede pensieroso.)
Si vada dunque subito [alzandosi risoluto.)
Tulio si sveli a lei ,
^Di questo Core il palpito.
Le angoscio , i sospir miei . . .
Olà . . .
SCENA IY.
Detto e Marcuccio, che a tempo eseguisce quanto gli
viene imposto»
Marcuccio , spicciati . . . [siede davanti
A me la mia parrucca ... lo specchio. )
No , quella . . . P altra , stupido ,
Di te , della tua zucca
Sono annojato assai . . .
Bestia questo cr in candido
Nascondere non sai? ... [s'alza)
Così . . . così ... sta bene • . . [specchiandosi)
Ora il corpetto porgimi ...
( Ringiovanir conviene.) (da se.) ,
Òr dammi presto P abito . . .
Sta bene, il ricamato .. .
4 me orologi, scatola ,
Canna, cappello . . . vattene. (Marc, via dal mez.)
SCENA V.
Il Barone solo.
Mi sembra in piena regola ( specchiandosi e
Or d' essere abbiglialo . • . compiaceli
All' adorabil vedova
Piacer così potrò.
Ah potentissimo
Nume d'amore
Dì vecchi e giovani
Tormentatore ,
La pace rendimi
O almen pietosa
Fu la vezzosa
Donna per me.
Son poi ricchissimo
E ben portante. . .
Fortunalissime
Oh quante e quante
S' estimerebbero
Dell'amor mio . , .
Bendato Dio
M'affido a te.
SCENA VI.
Detto e Marcuccio.
Mar. È qui il signor don Biagio . . .
Bar. ( Oh per bacco , di lui m'era scordato ! )
Fa eh' ei venga ... ( Marcuccio esce )
SCENA VII.
77 Barone , poi il Dottor Biagio.
Bar. Vò udire il suo pensiero.
Dott. È permesso ! si può ?
Bar. Men complimenti
Sai pur che sei padrone.
Dott. Oh caro amico,
In che servir ti posso?.. . . Ma cospetto ! . . .
Mi sembri un giovinotlo ! !
Par. Ti pare ? . • ( compiacendosi )
Dott. Sì per tempo in tale arnese
Si può saper perchè ?
Bar. Anzi saperlo dèi ,
Che per questo io t' ho fatto chiamare
Dott. Sentiamo adunque . . .
Bar. Io vò da te un consulto . . .
Dott. Ti senti forse male ?
Bar. Nò . . . al contrario . . .
Che parli tu di male ? . .. anzi mi sento
Più dell' usato vegeto e robusto . . .
Dott. È vero, è ver mi sembri un bellimbusto
Ma al consulto si venga . . .
Bar. Sì hai ragione
Prima di tutto vieni qua , sediamo
a 2 E la consultazione incominciamo. ( siedono
Bar. Tu ora vedi a te presente
Queir amico il più severo,
Che alle donne indifferente
Mai non volse un suo pensiero . . •
Dott. Cioè , distinguo ... in altra età . . .
Bar. Bene inteso , già si sa . . .
Bar. Or non so per qual portento
Nacque in me gran cangiamento . • •
Mi si accese un certo foco,
Che pareami prima un gioco ,
Poi tiranno mio si fé.
Dott. A me pure è succeduto
Un tal caso singoiar.
Bar. A te pure ?.. oh qual contento
Come fosti ancor sarai
Mio compagno d' avventura
Dott. Ah per legge di natura
Non invecchia il cor giammai !
Bar. Basta il core in tal cimento ? . . .
Dott. Questo poi si proverà.
Bar. E la sposa Io saprà.
Dott. Ma sapere si potria
La tua venere chi sia ?
Bar. Prima tu devi parlare
Mi dei tutto confidare.
Dott. No, spiegar si dee al dottore
La cagion del suo malore
Bar. La conosci . . .
Dott. E bruita o bella ?
Bar. E un' amabil vedovila
Dott. La conosco ?
1G
Bar. Si Signore.
Doti. ( Qual sospetto sorge in cor ! )
Per esempio . . . contessina *
Bar. Nò signore . . .
Dott. Marchesina ?
Bar. Per V appunto.
Dott. Ha nere chiome ?
Bar. Nere affatto.
Dott. Ed il suo nome ?
Bar. Donna Elisa...
Dott. E dici il vero? ( colpito )
Bar. Io parlar soglio sincero
Pott. E tu T ami !
Bar. L'amo assai.
Dott. Corrisposto ?
Bar. ( Non lo so ).
Dott. ( Spero ancor ).
Bar. Meco verrai
Quando amor le chiederò.
Dott. ( Amo io pur la vedovella , (da se)
Né rubarmela farò ).
Bar. ( Una statua a tal novella (da se)
Il dottore diventò ).
SCENA Vili.
Detti e Marcuccio.
Mar. Eccellenza pressante biglietto
Qui per lei m'hanno or ora portato
( consegna un biglietto al barene ).
Bar. Ben vedremo... ( segna Marc, di partire ).
SCENA IX.
Barone e Dottore.
Bar. Cospetto, cospetto !!
Nella rete è Taogel capitato
Leggi, leggi , è d' Elìsa lo scritto
Che m' invita a passare da lei...
Dott. ( dopo aver letto ).
Hai tu letto qui appiedi il poscritto?
Col dottore vedervi vorrei ( facendogli leggere )
il
Bar. Meglio, meglio... air istante v' andremo
Dott. Esplorare queir alma sapremo.
Bar. ( Son felice son beato [da se)
Già balzar mi sento il core ;
Le delizie dell' amore
Godrò ancora in questa età ! )
Ah mortale avventuralo (al dottore )
Più di me non vi sarà.
Dott. ( Spera , spera , o disgraziato ( da se)
Ma rivale l'è il dottore,
E d'Elisa mano e core
Ei contenderti saprà. )
Sarà invero fortunato ( al barone )
Chi tal donna sposerà ! ( partono. )
SCENA X.
Salotto nel palazzo della Marchesa dal Verde. Due porte
laterali , una nel centro, e mobili del tempo.
Elisa e Rosa.
Elisa 11 barone e il dottor oggi verranno.
Kos. Oh certamente .. . anzi mi par...
Elìsa Che cosa?
Ros. Che il barone di lei sia innamorato ,
E eh' ella pur noi veda di mal occhio . . .
Elisa Rosa se' tu pazza ? . . . vedova da un' anno
D'un vecchio geloso
Che inesperta accettai ,
Credi tu che ad un altro
lo legarmi correi più vecchio ancora?
Ros. No , per pietà noi faccia
Elisa Ah sappi dunque tutto :
Ipofilo ha un nipote
Che corrisposta amai fin da' prim' anni.
Sarei con lui beata, ma disdegna
Sposar una signora
Mentre tale ei non è.
Ros. Questo mi piace.
Elisa Indur vorrei il barone
Ad adottar Eugenio,
Farlo ricco e mio sposo.
Rosa Si facile non parmi . . .
Elisa Ma il suo amico il dottor . . .
Rosa Su lui non conti ,
12
Ch' egli pure di lei sembra invaghito.
Elisa Con tanti amanti non avrò un marito?
Oh l'avrò, sarà il più bello;
Lo vedrai , Rosina mia ,
Terrò a bada questo e quello
Finché il punto vincerò.
Un sorriso, un' occhiatina
Ch'abbia un po' di furberia,
Qualche scaltra parolina
Sdegni e vezzi alternerò.
Colle belle , colle buone
Lusingar saprò il doltore;
Farò tanto che il barone
11 nepole adotterà.
Di riuscirvi ci scommelto;
Donna sono, senio amore...
Al puntiglio se mi metto
Quanto voglio si farà.
Rosa Par diffidi.
Elisa Nulla sai.
Rosa Glielo bramo ben di core ,
Ma ci vedo nero assai.
Elisa Eh via pazza . . .
Rosa Ma il dottore ?
Elisa Eì sarà capacitalo.
Rosa Ma il baron si innamorato?...
Elisa Tu mi secchi co' tuoi ma . . .
lì baron si cangerà.
Ah si , mei dice il palpito
Che sento più frequente ;
Un dì per me ridente
Vedrò brillare ancor.
Se posso al seno stringere
Alfin T amato bene ,
Si cangeran le pene
In estasi di amor.
[esce da una delle porte laterali mentre Rosa va a quella del
centro. )
SCENA XI,
Rosa , il Barone ed il Doltore.
Ros. Passino pur , signori.
Loti. Addio , cara Rosina . . .
13
La Marchesa ?
Permettano un' istante ora l'avverto. ( parte )
SCENA XII.
Barone e Dottore.
È bella veramente questa dama ;
Quanto sarò felice in possederla!
Lo credi tu barone? ( ironico )
Almen lo spero.
( Spera il babbeo ! ) (da se ridendo )
A te pur piace molto?
Somiglia affatto affatto
A quella contessina . . .
Bar. Che amasti or son trentanni
DotL Sì, per l' appunto , ma non è prudenza
Giunti a una certa età parlar degli anni.
Bar. Perdonami , dotfor , cosi a qualtr' ocehi ,
Il dir la verità non mi credea • . .
Dott. Non se ne parli più . . .
Bar. Viene la dea.
SCENA XIII.
Detti , Elisa , e Rosina indietro.
Bar. Addio, leggiadra Venere
( baciandole la mano con caricatura. )
Palla o Giunone altera ;
Se adesso fossi Paride
La diva di Citerà
Né T altre due pettegole
Il pomo avrian da me.
Voi per beltade e grazia
Vincete tutte tre.
Elisa (vorrebbe rispondere, ma riè impedita dal dottore, e si
limita ad un gentile inchino. )
Dott. Ragione ha don Ipofilo ,
Marchesa chi voi vede ,
Riman davvero estatico
Agli occhi appena crede ;
In grazia chi vi superi ,
Credetemi non v' è.
Persona più simpatica ,
Natura mai non fé.
Elisa Signori mi confondono
Sì lusinghieri accenti ;
So bene che non merito
14
Cotesti complimenti ...
gol da bontà provengono
Che v'anima per me.
Voi siete gentilissimi ,
E dubbio in ciò non v' è.
Ma cospetto che facciamo?
Favoriscano sediamo.
( Rosa avvicina tr* sedie )
Tu ci appresta il cioccolate
( a Rosa che parte. )
SCENA XIV.
Elisa , Barone, Dottor.
Bar. Qui nel mezzo a noi , qui state
Elisa D' amicizia un ver modello
Io v'estimo, miei signori. (siedendo )
Bar. Vero tipo d' ogni bello! ( siede )
Doti. Ah quel guardo brucia i cori ! ( siede )
Elisa Via lasciate i complimenti.
Boti. Son sinceri i nostri accenti.
Bar. Non so come vedovella
Siate ancora marchesina
Elisa Così vuole la mia stella. ( sospirando. )
Bar. Se il gradiste ho un mio progetto
Che potrebbe , ci scommetto. . .
SCENA XV.
Delti e Rosa col cioccolatte.
Ros. Son servili. . .
Bar. ( Che importuna ! ) ( impazientito )
Posso avere la fortuna. ( offre la tazza ad Elisa)
Elisa. Mille grazie qui al dottore la darò
Bott. ( Preferito! ) Quale onore!! ( prende la tazza )
( Ah mia certo la farò. )
Bar. ( A quatlr' occhi del mio core
( presenta altra lazza ed Elisa, poi ne prende una per se. )
Il segreto le dirò. )
Elisa ( Il segreto de! mio core.
Io per ora tacerò. )
Ros. ( Come pensino ali4 amore
Tanto vecchi io non lo so. )
( Rosa riprende le tazze e parte. )
15
SCENA XVI.
Detti meno Rosa.
Elìsa Questa sera una scelta corona
Io d* amici qui appetto a ballare;
Se \i piace, vi prego onorare ,
O signori , la mia società!
Bar. Grazie.
Dott. Grazie.
a 2. Voi siete assai buona.
Dot. e Bar. ( ridendo un deli altro da se. )
( Ei pur viene! ... da ridere sarà! )
Dunque addio, vi rivedremo ( ad Elisa alzandosi )
Fra le danze e l' allegria
Elisa Una sera qui godremo
Di letizia e buon umor.
Bar. e Dott. ( ognuno a parte. )
( Già mi sento in fede mia
Ritornare giovinotto!
Il SoUoTe oh che merIoUo
Vecchio matto spera amor !
Ab davvero mi fa ridere
Bestia egual non vidi ancor! )
Elisa ( Ah chi rider non dovria? [da se)
Poverelli son già cotti! . . .
O decrepiti merlotti
Non sperate da me amor.
Per un giovane assai bello
Palpitar mi sento il cor. )
Non mi fate andar in collera ( ai due )
Di vedervi avrò l' onor.
Bar. e Dott. a 2.
Non andrete certo in collera
Di venire avremo I onor.
(partono, Elisa entra nelle stanze.)
FINE DELL'ATTO PRIMO.
SGENA PRIMA
Salotto in casa del barone.
Eugenio ypoi Carlo.
Eug. Vuhe intesi mai! . . . rivale all'amor mio
Trovar dovea uno zio! . . .
Carlo, mio Carlo .. .
Garlo Dolce amico, alfine
Rivederti m' è dato.
Da' tuoi viaggi atteso or fai ritorno . . .
Eug. Sappi che la mia Elisa
Libera alfin dall' iusoffribil nodo
Farmi potea felice.
Sperai che don Ippofilo,
Rammentando le fallerai promesse,
Adottato m' avrebbe.
Come nobile, ricco al par di lei
Coronati credeva i voti miei.
Già di speranza un iride
Brillò per questo core ;
Premio de' lunghi palpiti
Mi prometteva amore;
Ma un fato , ahimè tiranno
Ogni mio ben furò.
In disperato affanno
La gioja mia cangiò.
Carlo Io tutto so , consolati ;
Avrà rimedio il male . • .
Amato sei . . .
Eug. Non dubito.
Carlo A tutto amor prevale.
Eug. Si , ma lo zio che l'Etna
Non più mi adotterà.
Carlo Elisa te sol brama ,
Né perderti vorrà.
Eug. Fra dubbi incerta ]' anima
Risolversi non sa.
Se d1 onor la voce ascolto ,
Se rammento chi ella sia,
Io ricuso farla mia
Finché ricco non sarò.
IT
Ma se miro di quel volto
Uno sguardo od un sorriso ,
M'è la terra un paradiso,
E resistere non so.
Car* All' aspetto di quel viso
Più tranquillo ti vedrò ,
SCENA II.
Salotto nel palazzo della marchesa. Molti doppieri lo i7-
luminano. La porta a sinistra dello spettatore mette- alla
sala del ballo.
Elisa in abito da ballo con una lettera in mano e
Demetrio dalla porta a destra.
Elisa Caro signor Demetrio , perchè a voce
Spiegar non mi potete il pensier vostro?
Dem. (Caro! mi tia detto caroJ (da se)
Sperar dunque poss' io! )
Elisa Siam soli, via parlate...
Dem. No, signora.
Elisa Perchè ?
Dem. Non ho coraggio ... Ho preferito
Tutto spiegarvi nel presente foglio...
Di leggerlo vi prego e ponderarlo.
Elisa Ben; compiacervi voglio . . .
Dem. Oh benedetta J . . , fra brev' ora al ballo (con gioia)
Dal labbro vostro intenderò qual sia
Benigna o avversa la fortuna mia.
{ bacia la mano ad Elisa, e parte saltellando dal centro. )
SCENA IIL
Elisa sola
Che mai vorrà da me questo imbecille?
Sarà forse egli pur di me invaghito.
Bella davvero! ... il dottor Biagio ancora
Francamente mi chiese or or la mano . . .
M' amano tulli . . . vengono, m' assediano,
Ma larda sol chi regna in questo core !
Oh che rabbia , che rabbia , oh che dolore.
Che mai pensar? . . . leggiamo.
{ legge lo lettera lasciatale da Demetrio, poi esclama :
Ah sciocco, sciocco, veramente sciocco ! (ridendo )
« I vostr' occhi han quest' anima conquisa. »
( leggendo con caricatura )
18
SCENA IV.
Detta ed Eugenio nel mezzo..
Eug. Oh mia adorata Elisa ... (*' abbracciano)
a 2.
Oh qual gioia ! ... a me dappresso
Rivederti ancor m' è dato ! !
Tale istante fortunato
Di letizia inonda il cor.
Elisa Perchè prima a consolarmi ,
0 crudel , non sei venuto ?
Eug. Don Ipofilo narrarmi
1 suoi spasimi ha voluto.
Egli t' ama , Elisa mia '
Tu sarai forse mia zia.
Elisa Ti par tempo di scherzare ?
Eug. Posso ancor dunque sperare ?
Elisa Se tu m' ami , ecco la mano ,
S' opporrebbe ognuno invano.
Eug. Dolce Elisa , è troppo il dono; [sospirando
Tu sei ricca , ed io noi sono ,
Nodo impar non fa felici . . •
Elisa Perchè , ingrato , cosi dici ?
Elisa Amor , che le nostr' anime
Di pari foco accese ,
La nostra sorte , credimi ,
Eguale appieno rese.
Son lue le mie dovizie,
Siccome è tuo il mio cor.
Lo vedi , non sei povero ,
Se ti fé ricco amor.
Eug. Cara , in que' detti ingenui
La tua bell'alma appare;
Ma il mondo, il mondo, credilo,
M' è forza rispettare ,
Se lutto a lui sagrifico ,
Me lo comanda onor ;
Non posso a te concedere
Che impero sul mio cor.
SCENA V.
Detti e Rosa frettolosa dal mezzo.
Rosa Signora,
Il barone già monta le scale.
Eug. Ch'ei non sappia . . :
19
Elisa Va, digli che ancora
Io vederlo non posso . . .
Eug. Fatale
Or sarebbe . • •
Elisa Che importa? . . . svelare
A lui tutto or conviene • . .
Fug. Ora ? . . . no.
Elisa Va . . . (a Rosa, che parte. )
SCENA VI.
Elisa ed Eugenio.
Elisa Che dunque risolver ? che fare ?
Eug. Ardo, gelo, che dirli non so.
a 2.
Ah il destin di questo amore
Alla sorte confidiamo ;
Se tu m'ami quanto io t'amo,
Chi dividere» potrà ?
Sì speriam, del nostro core
Non elerno fìa il tormento;
Forse un raggio di contento
Per noi. pure splenderà.
( Eugenio esce per la porta a destra. )
SCENA VII.
Elisa , indi il Barone introdotto da Rosa che resterà
indietro.
Elisa (suona il campanello, e dice a Rosa che si presenta:)
Fa che pas^i il barone.
Bar. (in gran abito da ballo introdotto da Rosa.)
Amabile marchesa , a voi m* inchino ( bacia la
mano alla marchesa.)
Elisa Qual fortuna , barone ,
Si presto rivedervi I . . .
Bar. Mi spiegherò... frattanto... io vi prevengo ( un poco
Che , se mei concedete , confuso. )
lo presentarvi bramo questa sera
Eugenio mio nipote.
Elisa Reduce da suoi viaggi ?
Bar. Per V appunto.
( ad un cenno di Elisa, Rosa appressa due sedie, e parte. )
SCENA Vili.
Elisa ed il Barone.
Bar. Spero ch'ei più non partirà.
Eliia Suppongo
20
Che per più trattenerlo penserete
Trovargli una sposina.
Bar. ( Ah ! ah ! lo fa per regolarsi meco ! ( da te com*
Elisa A che pensate ? piacendosi)
Bar. Penso
Che per ora non ho tale intenzione*
Elisa E se il facesse senza dirvi niente ?
Bar. Possibile non è . . •
Elisa Poniam che sia.
Bar. Lo faccia pur , ma fuor di casa mia.
Elisa Ma scusate , in confidenza ( avvicinati, eolla sedia. )
Bar. Dite pur . . .
Elisa Voi ricco siete ?
Bar. Che per questo ?
Elisa Discendenza ,
Che io mi sappia non avete.
Bar. Se non !' ho . . . potria venire.
( Vuol terreno discoprire I ) ( da sé compiacendosi. )
Elisa Non v' intendo.
Bar. Per esempio , ( avvicinandola. )
Se alia fin mi decidessi,
E una sposa mi scegliessi . . . (amorosamente
Sono ancor d' età sul fiore , guardandola.)
Provo troppo, ah provo amore... (sospiran.)
Assai facil mi saria
Il sentirmi dir papà.
(Già lo vedo, sarà mia, (da sé.)
E felice mi farà. )
Elisa ( Ah quel guardo , in fede mia , [da sé.)
Dubitar più non mi fa. )
Ma , ditemi , sul serio ora parlate? [alzandosi.)
Bar. Perchè cotale inchiesta ora mi fate ?
Credete che insensibile
Io chiuda un core in petto ?
Credete che quest' anima
Sentir non possa affetto ?
Marchesa , alfin sappiatelo ,
M' accesi al vostro sguardo ,
Per voi divampo ed ardo ,
La mano v' offro e il cor.
Per carità accettatela ,
0 crepo di dolor.
Elisa Che dite ? . . . e fia possibile ? . . .
È troppo un tale onore . . .
Or . . . non potrei risolvere . . .
Pensiamoci . • • signore . . .
21
Voi ben vedete , trattasi
Dell' esistenza intera . . .
Esservi vo' sincera . . •
S' attenda un poco ancor.
( Nascondi o frena i palpiti , ( da sé. )
0 povero mio cor ! )
Bar. Non posso più resistere,
È troppo 1 amor mio.
Elisa Vi prego, rammentatevi...
Bar. Che ? . . . tutto il mondo oblio.
Elisa Ma al fin vostro ne potè
Tal dispiacer non merita . • .
Bar. Nasca che nascer puote ,
L' aliar si dee decidere
Qui tosto
Elisa
Veramente?
Bar.
Si o no . . . ci vuol franchezza.
Elisa
Dunque ... no.
Bar.
Sinceramente?
Elisa
No.
Bar.
No! Perchè?
Elisa
Schiettezza
Voi mi chiedeste . . . ebbene . . .
Ho prevenuto il cor.
Bar.
Per chi?
Elisa
Lo conoscete
E amate.
Bar.
Chi?
Elisa
Il saprete.
Bar.
Ma dirmelo or conviene . . .
Elisa
Più dirvi ora non vo\
Bar.
[ Che sento ! ... e fia possibile ? .
Ah certo fu il dottore
Che mi rapia quel core ;
Ma ben si pentirà
Non son barone ipofilo .
Se non ne fo vendetta ,
Aspetta , birbo , aspetta
T aggiusto come va. ]
Elisa
( lo solco un vasto pelago
Di speme e di timóre ,
Ma il foco dell' amore
Costanza mi darà
da sé ]
22
SCENA IX.
Detti, il Dottore, Carlo, Demetrio, dame, cavalieri, tutti
in abito da ballo, introdotti da' servi della marchesa.
Tutti Intorno a voi solleciti (circondando la marchesa)
Mirateci, signora;
Col desir nostro unanime
Affretta vam quest'ora.'
Sarà completo il gaudio,
La festa più gradita,
Se qui a goder ne invita
La grazia e la beltà.
Etha Signori , che rispondere
li labbro mio non sa.
Oltre ogni dir felici
Mi voleran gì' istanti • . .
Fra sì cortesi amici
S' apre alla gioia il cor»
SCENA X.
Detti ed Eugenio , che si presenta dal fhmzo.
Bar. Ecco il nepote . . . avanti . . .
( va a prenderlo per una mano , e lo presenta ad Elisa. )
Elisa ( S' asconda ora V amor ! (da se. )
Bar. Da' suoi viaggi reduce,
Marchesa , a voi presento
Il mio nepote Engenio . . .
Elisa È pieno il mio conlento ,
Se posso aifin conoscere
Si degno cavalier ...
Dottore , Carlo, Demeirio e cori al barone.
S' è fatto assai bel giovane; *
Ciò al zio dee far piacer.
Bar. S'è fatto inver bel giovane;
Ciò mi fa assai piacer. ^ /
Eug. (Del lor colloquio l'esito gp (da se.)
Io bramerei saper. )
Elisa ( Ah così bello e giovane
(da se , guardando inosservata. )
Amarlo è d' uopo inver. )
Signori, se vi piace ,
Le danze incominciamo.
Tutti Sì, al ballo, al ballo andiamo,
L' ora s' inoltra già.
( Elisa servita dal barone precede tutti nell* "ala a sini-
23
stra. La scena rimane vuota un istante, 'nel quale si
continuerà a sentire la musica del ballo, e si vedran-
no servi con rinfreschi che vengono dalla porta di mez-
zo ed entrano alla festa. )
SCENA XI.
Elisa inseguita dal Dottore.
Elisa Troppo imprudente siete.
Dott. Lo scritto mio leggeste ?
Elisa Ho letto, ho letto.
Dott. Ebbene , or qui la mia sentenza aspetto.
Elisa Io non sarò mai vostra.
Dott. E Ga possibil mai?
( le prende disperatamente la mano , e gliela bacia. In tale
momento il barone si affaccia alla porta della sala da
ballo ♦ e, vedendo il colloquio , passa inosservato, e si
aela nella porta di mezzo.)
Elisa Basta , dottore , basta.
( si svincola ed entra nella sala da ballo, )
Bar. ( Ecco il rivai che Y amor mio contrasta ( ( da sé.)
SCENA XII.
77 Dottore ed il Barone indietro.
Dott. Io non dispero ancora . . .
Ama cerio più me che quel babbeo
Ridicolo baron , quel don Ippofilo
Che così vecchio vuol fare il galante.
Bar. f Bravo! . . . con me Y avrai da far, birbanto. )
Dott. La signora vorrà farsi pregare . . .
( s' avvia alla sala del ballo. )
Bar. ( essendosegli avvicinato senza farsi scorgere , gli
batte per di dietro una spalla. )
Allo, signor dottor, mi stia a ascoltare.
Dott. Ah, sei tu, caro amico?
( procurando celar la sorpresa. )
Bar. Taccia , che di tal nome.
Elia il valore ignora.
Dott. Che vuol dir ciò? sei pazzo?
Bar. lo pazzo? . . . No.
Dott. Ma dunque?
Bar. Dunque ella è un vile indegno, un traditore.
Dott. Spero che scherzi ancor . . . (porgendegli la mano. )
Bar. ( ritirandosi con fierezza 1 Signor dottore . . .
Dott. Badi ben che qualche equivoco ( scherzando )
Non la faccia travedere . . .
Cangi alfin le sue maniere;
O P avrà da far con me.
Bar. Quanto dissi ora le replico ,
Ella è un fìnto, un traditore,
Se dichiara e chiede amore
A chi amata sa da me.
Dott. Bella, inveri con me la prende?
( sempre scherzando. )
Bar. Sì , con lei.
Dott. Colla marchesa . . .
Bar. Ragion chiedo dell'offesa. ( con foco sempre crescente)
Dott. Creda, a torto ella m'offende.
Bar. Torto o dritto, io vo' ragione.
Dott. Badi ben . . .
Bar. Soddisfazione
Da lei voglio.
Dott. Ma riflettere . . .
Bar. No . . . la voglio . . .
Dott. Ebben l'avrà. (risoluto)
Pronto sono, dove brama ,
Come, quando, scHga Parrai,
Cavalier saprò mostrarmi ,
Chi son io ben proverà.
Pensa forse intimorire
Colle sue rodomontate? . . .
Signor no , con lai bravate
A me tema non farà.
Bar. Quest'io cerco, questo bramo,
O vecchiaccio rimbambito . . .
L'amicizia hai tu tradito?
Te P amico punirà.
Oh vedete il bel zerbino
Che vuol far lo spasimante!
Vero estratto di furfante,
Un baron t' ammazzerà,
Bar. Scelga P armi.
Dott. Dica i patti.
Bar. Sangue voglio.
Dott. Ebbene all' ultimo
Si combalta colla spada.
Bar. Dica il luogo.
Dott. Ove le aggrada.
Bar. Alla torre . . .
Dott. Dica P ora . . .
Bar. SulP aurora. ( getta il guanto )
Dott. SulP aurora ( lo raccoglie )
25
Dott. La vedremo.
Bar. La vedremo.
Dott. Forse entrambi periremo.
Bar. Che bel viaggio avrà da fare.
Dott. Andrà gli avi a ritrovare.
Bar. Vedrà i poveri malati
Che per lei son trapassati.
Dott. Faccia pure il testamento.
Bar. Ella il faccia... io non pavento, [scomposto)
Dott. Non paventa ? e trema ... ah, ah.
Poverin mi fa pietà.
a 2.
Con piacer Y ammazzerei.
Baro°n carissimo — Cl rivedremo ,
I conti in regola — tra noi faremo ,
Le man mi prudono — resisto appena ,
Finisca , o nascere — potria una scena ,
Da le, ridicolo, — vecchio briccone
La mia lezione — scaccierà amor.
SCENA XIII.
Detti, la marchesa, Eugenio, Carlo, Demetrio
dalla sala del ballo.
Elisa Miei signori !
Bar. e Dott. La marchesa ! ( sorpresi )
Elisa Or tra voi qui s' altercava ?
Bar. Oh , tutt' altro che contesa.
Dott. Qui tra amici si scherzava.
Eug Signor zio, che avete fatto? ( al barone. )
Bar. Niente, niente, sei tu matto?
Dem. Che cos' ha signor tutore? ( al dottore.)
Dott. Eh sta zitto, seccatore.
lutti (Chi sa dirmi questo imbroglio [ognuno da sé.
Come diavol finirà! )
Elisa ed Eug.
( Ben mi duol, permia cagione {tra loro.)
Àrdea forse tal quistione;
Ma ogni trista conseguenza
Certamente preverrò. )
Bar. ( Metta pur chi vuol la mano,
( a porte al dottore. )
Per me tutto sarà vano;
26
Vendicarmi certo voglio ,
Quanto ho detto manterrò,)
Dott. Ehi , barone, inlesi siamo, ( al barone. )
Ora calma simuliamo ,
Ma agli albor del nuovo giorno
Aspettarmi non farò. )
Carlo ( Puote sol geloso ardore (da sé)
Tanto aizzar de' vecchi il core,
Ma, in \ederli, dalle risa
Trattenersi chi mai può? )
Dtm. ( A me ha detto seccatore ! (da sé )
Lo vedrem, signor tutore . . .
Dal suo giogo a liberarmi
La marchesa sposerò. )
Elisa Qui, barone . . .
Bar. Marchesa, che dite?
Elisa Or sia dunque composta ogni lite.
Bar. Ma vi pare ?
Elisa Dottor.
Doli. Che bramale?
Elisa Siate amici, a me tutto donate.
Dott. Tutto? tutto?
Tutti, meno il Dott. ed il Bar. Sia pace, sia pace.
Di discordia sia spenta la face ,
Brilli ancora fra noi '1 buon umor.
Dott. e Bar. (Simulare ne giova per or.) [ognuno da sé.)
SCENA XIV.
Detti, e cavalieri e dame, che vengono dalla sala del ballo.
Coro Perchè al gaudio comun v'involale?
Donna Elisa, alle danze tornate.
Della festa ognun brama la diva ,
De' vostr' occhi ognun cerca il fulgor.
Coro , Carlo e Demetrio.
Alle danze, alle danze torniamo,
Il piacer eh' è sì raro cerchiamo,
Ed al gaudio de' lieti sembianti
Corrisponda la gioia del cor.
Elisa ed Eugenio ( a parte. )
( Alle danze , alle danze torniamo ,
Il timor di nostr' alme celiamo ;
Ed il gaudio de' lieti sembianti
Ogni affanno nasconda del cor. )
Barone e Dottore ( a parte. )
27
( Alle danze , alle danze torniamo ,
Il rancor di noslr' alme celiamo,
Ed il gaudio de' lieti sembianti
L' ira asconda che cova nel cor. )
(Elisa prende il braccio del Barone e del Dottore ed entra
nella sala del ballo» Tutti la seguono, e cala la tela.
FINE DELL' ATTO SECONDO.
&SÌ3ÌD 1S3E2D
Boschetto nelle vicinanze della città. Avvi una vecchia
torre diroccata. — È V alba.
SCENA PRIMA
La Marchesa e Rosa chiuse in mantiglie , accompagnate
da uno staffiere.
Elisa Eccoci giunte alfine. ( guardando all' intorno. )
Rosa ( In tal luogo , a quesl' ora , con tal freddo (da se.
Fu un bel capriccio invero ! )
Elisa E non si vede alcuno !
Rosa Chi vuole mai che giunga ?
Elisa Verran molti.
Si tratta d' impedire
Che il barone e il dottor per me si battan.
Rosa Que' due vecchi ! !
Elisa Per questo ho qui invitato
Quanti furon da me ieri alla festa.
Rosa Che so io ? La credeva bizzarria.
Elisa Decidersi qui dee la sorte mia.
SCENA II.
Dette, Dame e Cavalieri chiusi ne9 lor mantelli.
Coro Pronti a' vostr'ordini [attorniando la March.)
Siamo , o marchesa ;
Avrà alfin termine
Qui la conlesa.
Non dubitate ,
In noi fidate ,
Ogni ridicolo
Si eviterà.
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Qui la discordia
Disparirà.
Elisa Zitti ; zitti , inosservati
Entreremo in quel boschetto ,
Quando i ferri sian snudati ,
Pria che tocchino il lor petto
Improvvisi sbucheremo,
La tenzone impediremo,
£ i terribili campioni
Si dovran pacificar.
Lo vedrete , saran buoni ,
0 con noi l'avranno a far.
Coro ( ripete , quindi tutti entrano nel boschetto. La scena
resta per qualche istante sgombra. )
SCEN4 III.
// Dottore e Demetrio inferaiuolati.
Dem. È questo il luogo ?
Dot. Si , pur troppo , è questo.
10 non ne posso più.
Dem. Sembra che abbiale
Un gran timore indosso.
Dott. Di pur spavento , e grande.
Dem. ( Non ne son senza anch' io. )
Dott. Quando accettai la sfida ,
Esser pareami Orlando o Sacripante. . .
11 barone credeva men tremendo . , .
Ma ora , li confesso ,
Non sono più lo stesso ,
Dem. Eppur , signor tutore ,
So che voi siete un grande schermitore.
Dott. Lo fui già mezzo secolo ,
Ma adesso , come vedi ,
Mi reggo appena in piedi,
Non posso più tirar.
Dem. Pur cercavate moglie.
Dott. Sta zitto , non parlar.
Dal mondo mai non sappiasi
Tal debolezza mia ;
Salvar chi mi potria
Dal farmi corbellar ?
Dem. Se fosse altrieri possibile
L' affare accomodar.
Dott. Lo voglia il ciel ! . . .
Dem. Ma eccoli.
( Sento tremarmi il cor. )
30
SCENA IV.
Detti , il Barone e Carlo pure inferrajuolati.
Bar. Se un pò mi feci attendere
Scusi , signor dottor.
Carlo fu causa . . .
Car. È vero.
Formato avea il pensiero
Di far che all' amichevole. . .
Bar. Ripelo ... or è impossibile (getta ilferrajuolo ed il
Dott. ( tremando } ( Oh sempre fu testardo. ) cappello )
Dem. Pure , signor barone . . .
Bar. Per me sia la ragione.
Giusto lo sdegno , ond' ardo.
Car. (da se) Già tutto è pronto in ordine. )
Dunque alle spade. ( getta il mantello e presenta due
Andiamo. spade)
Dott. (da sé) Povero me ! ci siamo. ) {gli cade dalle spalle il
mantello, e tremando si avvicina a Carlo, e prende una spada )
Bar. prende egli pure una spada.e mettendosi in guardia dice: )
Ultimo sangue . . .
Dott. . All' ultimo ( tremando )
( Dopo le consuete cerimonie Carlo e Demetrio si mettono a
qualche distanza, colle spade snudate essi pure. Il Barone ed
il Dottore scambiano alcuni colpi )
SCENA V.
Detti, la Marchesa , Eugenio, Rosa , Cavalieri e Dame,
che escono improvvisamente dal boschetto esclamando:
Fermi , signori , là.
Tutti Giù le spade , o vecchi amici ,
Cosa son coteste scene ,
Tale oprar non si conviene
Con quel crine , in queir età.
Se la causa fu innocente ,
Per cui arde tal quistione ,
Voglio pur che a mia cagione
Or rinasca V amistà.
Bar. Se invocala dall'amante, (alla March.)
Qui veniste a sua difesa ,
Ciò , credetelo , marchesa ,
Mostra appien la sua villa.
Mi credete sempre eguale ,
31
Ch'io mi cangi non sperale,
Dite pure , predicate ,
Ma un di noi qui morirà.
Dot. Dite bene, marchesina, (alla March.)
Io son pronto a perdonare ,
Dolce legge rispettare
M* è la vostra volontà.
( Se son vivo , se son morto (da se)
Quasi ignoro in tal momento ,
Lo confesso , il mio spavento
Sulla terra egual non ha. )
Eug. » Caro zio. che mai faceste? (al barone)
» Cosa son coleste scene ?
» Perdonate , ma sconviene
» Così oprare in queir età.
Voi, nemico delle donne,
Se per una vi battete ,
li ridicolo sarete
Or di tutta la città.
Rosa, Carlo e Demetrio.
Poiché il cielo vTha mandalo, ( alla marchesa )
Spelta a voi , gentil marchesa ,
Porre un fine alla contesa,
Ridestar qui 1' amistà.
Or Io scherno delle genti (al Barone e al Dott.)
Evitare v'è mestieri ,
Come antichi cavalieri
Obbedite alla beltà.
Dame e Cavalieri.
Giù le spade, o vecchi amici ,
Cosa son coleste scene ?
Tale oprar non si conviene
Con quel crine , in queir età.
Or Io scherno delle genti
Evitare v' è mestieri ,
', Come antichi cavalieri
Obbedite alla beltà.
Elisa Abbia lo scandal termine.
Bar. Nò , sua voi sarete . . .
Dott. Ma sua neppure ...
Elisa Vedova
Vò rimaner.
Carlo ( Vedrete ( al barone a parte.)
Lo dice ora per fingere,
Ma poi lo sposerà. )
Bar. In guardia ancor , . . battiamoci,
( con furore al dottore. )
32
11 vincitor V avrà.
Elisa Ah, ah, mi fate ridere,
Di me voi disponete ;
Ch'io son padrona e libera,
Barone, non sapete? . . .
E tempo ornai, calmatevi,
Scieglier ben io saprò.
Vostro nepote Eugenio,
Se il vuole, sposerò.
Tutti Eugenio ? . • .
Dem. Ed io?
Elisa Finitela,
Sciocco importuno.
Eug. Invero . . .
Carlo ( Ricusa. ) ( piano ad Eugenio. )
Eug. Mille grazie . • .
Perdonerete, spero . . •
Ala ...
Bar. Ma !.. . che ma ? qui, subito
Anzi sposarla dei ,
O ti rassegna a perdere
Tutti gli a\eri miei.
Eug. Piuttosto mi sacrifico . . -
Ecco la man.
Bar. (prende la mano di Elisa e la unisce a quella di
Eugenio dicendo : ) Così.
Tutti , meno il barone ed il dottore-
Viva il barone Ipofilo
Più grande in questo dì.
Elisa Or v' ho uua grazia a chiedere ... {al Bar. e al Doti.)
Bar. e Dot. Parlale pur signora.
Elisa Qui tosto , senza repliche
Tornate amici ancora.
Bar. Dottor ?
Dolt. Barone Ipofilo ?
Bar. Ebbene ?
Dott. , Ebbene ?
Bar. Abbracciami
a 2. Torniamo amici ancor. ( mentre tutti circondano
il Bar. ed il Dott. , Eug. ed Elisa abbracciandosi con
pieno contento esclamano : )
Eug. Elisa
La nostra gioia rendere
Saprà compita amore ;
Sempre giocondo il palpito
Sarà del nostro core ;
33
Con te felici scorrere
I giorni miei vedrò.
Il voto di nostr' anime
II cielo coronò.
Tutti
Torni la gioia a splendere
In sì felice giorno ;
Due sposi or qui si stringono.
Fa T amistà ritorno
Non vessi la memoria
Del turbin che passò ,
Se un raggio così splendido
Il cielo serenò.
FINE.
.' :'- \ '■■''' 'ÌIÒ l